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Diritto Penale Europeo
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Le Autorità' Giudiziarie Nazionali potranno chiedere alla CEDU un parere consultivo preliminare alla decisione.

Lo scorso 10 luglio 2013, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha approvato il sedicesimo protocollo addizionale alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. e, con decorrenza dal 2 ottobre 2013, l'ha aperto alla firma degli Stati Membri. Tale Protocollo sarà destinato ad entrare in vigore nei tre mesi successivi alla sua ratifica da parte di almeno dieci Stati Membri.

Il nuovo protocollo addizionale introduce una sostanziale ed importante innovazione nell’ambito della tutela dei diritti fondamentali, in quanto, con la sua entrata in vigore, sarà operativo un sistema che consente alle autorità giurisdizionali degli stati appartenenti al Consiglio d’Europa di chiedere  un parere consultivo alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, sulla falsariga di quanto accade con la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Al momento della ratifica, ogni Stato dovrà indicare, poi,  i tribunali nazionali che saranno competenti a formulare la richiesta di parere alla Grande Camera.

La proposta di estendere la competenza della Corte europea dei diritti dell’uomo all’emissione di pareri consultivi venne presentata al Comitato dei Ministri nel rapporto del Gruppo dei Saggi istituito ai sensi del Piano di Azione adottato al Terzo Vertice dei Capi di Stato e di Governo degli Stati Membri del Consiglio d’Europa (Varsavia 16-17 maggio 2005) al fine di esaminare la questione dell’efficacia a lungo termine del meccanismo di controllo della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Il Gruppo dei Saggi concluse, quindi, nel senso che «sarebbe utile introdurre un sistema in virtù del quale le autorità giudiziarie interne possano richiedere pareri consultivi della Corte su questioni giuridiche relative alla interpretazione della Convenzione e dei suoi Protocolli, al fine di promuovere il dialogo tra le autorità giudiziarie e di potenziare il ruolo “costituzionale” della Corte».

La questione dei pareri consultivi è stata, poi, discussa a lungo durante la preparazione della successiva Conferenza di Brighton sul futuro della Corte (19-20 aprile 2012), nella quale è stato osservato che l’interazione tra la Corte e le autorità nazionali potrebbe essere consolidata e migliorata grazie al potere della Corte di emettere, a seguito di richiesta da parte degli organi giurisdizionali nazionali, pareri  consultivi sulla interpretazione della Convenzione nell’ambito di una specifica causa a livello nazionale, fatto salvo il carattere non vincolante dei pareri stessi. Con l’approvazione del protocollo n. 16 e la sua successiva ratifica da parte degli Stati membri, tale sistema diventerà operativo, con la non celata speranza non solo di migliorare l’interazione tra gli organi nazionali e quelli sovranazionali ma anche di ridurre il contenzioso davanti alla Corte di Strasburgo.

La richiesta proveniente da un organo nazionale deve riguardare, quindi, una questione interpretativa delle norme della Convenzione Europea o dei suoi protocolli applicabili nell’ambito di un processo pendente. Se da un lato il rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea consente a quest’ultima di pronunciarsi, in via pregiudiziale, sull’interpretazione dei Trattati nonché sulla validità e l’interpretazione degli atti compiuti dagli organi dell’Unione, allo stesso modo la Corte Europea dei diritti dell’Uomo potrà pronunciarsi, in via pregiudiziale, sull’interpretazione della Convenzione risolvendo i dubbi ermeneutici che saranno sollevati dalle Corti interne, imprimendo, allo stesso tempo, un maggiore impulso alla tutela dei diritti fondamentali anche in ambito nazionale.

Così come avviene, dunque, per le norme dell’Unione Europea, il giudice interno avrà la possibilità di sospendere il giudizio e di chiedere un parere consultivo alla Grande Camera che sarà tenuta a pronunciarsi sull’istanza formulata dall’organo richiedente. La “questione pregiudiziale”, verrà, quindi, sottoposta ad una prima verifica di ammissibilità da parte di un collegio di cinque giudici. Se il collegio accoglie la richiesta la Grande Camera emetterà un parere consultivo, in caso contrario, il collegio sarà tenuto a motivare il rigetto.

La differenza fondamentale tra il rinvio alla Corte del Lussemburgo e quello alla Corte di Strasburgo, sta, però, nell’assenza di vincolatività – per il giudice nazionale – del parere consultivo reso dalla CEDU, anche se risulta  difficile immaginare che quest’ultimo possa distaccarsi dalle conclusioni raggiunte dalla Grande Camera,  soprattutto con riguardo ai profili applicativi. In questo caso, a processo concluso, si aprirebbe subito la strada per un ricorso alla Corte Europea, da parte di chi si ritenga leso dalla mancata considerazione del parere fornito dalla Corte di Strasburgo. Non è poi da escludere che nel provvedimento interno di esecuzione del Protocollo n. 16 gli Stati possano attribuire maggiore forza al parere espresso dalla Corte Europea. Allo stesso modo, gli stati saranno tenuti ad indicare le “più alte giurisdizioni” che potranno rivolgersi alla Corte di Strasburgo, a differenza di quanto accade con la Corte di Giustizia, dove tutte le autorità - purché dotate di potere giurisdizionale -  possono formulare una richiesta di rinvio pregiudiziale.

Il paragrafo 3 dell’articolo 1 stabilisce, poi, determinati requisiti procedurali che devono essere soddisfatti dalla autorità giudiziaria che presenta la richiesta. Tali requisiti recepiscono lo scopo di questa nuova procedura, che non è quello di trasferire il contenzioso davanti la Corte, ma piuttosto quello di conferire all’autorità giudiziaria che presenta la richiesta i mezzi necessari per garantire il rispetto dei diritti previsti nella Convenzione durante l’esame della causa pendente dinanzi ad essa. Tali requisiti servono, quindi, a due scopi: in primo luogo implicano che l’autorità giudiziaria che presenta la richiesta deve avere recepito la necessità e l’utilità di richiedere un parere consultivo alla Corte, in modo da essere in grado di spiegare le ragioni che l’hanno indotta a farlo; in secondo luogo, implicano che l’autorità giudiziaria che presenta la richiesta si trovi nella posizione di esporre il contesto giuridico e fattuale rilevante, consentendo in questo modo alla Corte di concentrarsi sulle questioni di principio relative alla interpretazione o all’applicazione della Convenzione o dei suoi Protocolli

Quando il protocollo n. 16 sarà operativo, sarà compiuta, senza ombra di dubbio, un’ulteriore marcia di avvicinamento alla Convenzione da parte degli organi giurisdizionali nazionali, i quali dovranno dimostrarsi sempre più sensibili ai moniti provenienti dalla Corte di Strasburgo, che, in questa sua nuova veste, avrà la possibilità di “dettare la linea” ai giudici nazionali prima che il processo interno si sia concluso, consolidando in tal modo l’attuazione della Convenzione, conformemente al principio di sussidiarietà, sul quale si regge appunto la struttura di tale organo internazionale.

Qui si seguito si riporta il testo del Protocollo n. 16 in lingua inglese:

Protocol No. 16 to the Convention for the Protection of Human Rights and  Fundamental Freedoms

[Strasbourg, 2.X.2013]

Preamble

The member States of the Council of Europe and other High Contracting Parties to the Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms, signed at Rome on 4 November 1950 (hereinafter referred to as “the Convention”), signatories hereto,

Having regard to the provisions of the Convention and, in particular, Article 19 establishing the European Court of Human Rights (hereinafter referred to as “the Court”);

Considering that the extension of the Court’s competence to give advisory opinions will further enhance the interaction between the Court and national authorities and thereby reinforce implementation of the Convention, in accordance with the principle of subsidiarity;

Having regard to Opinion No. 285 (2013) adopted by the Parliamentary Assembly of the Council of Europe on 28 June 2013,

Have agreed as follows:

Article 1

1 Highest courts and tribunals of a High Contracting Party, as specified in accordance with Article 10, may request the Court to give advisory opinions on questions of principle relating to the interpretation or application of the rights and freedoms defined in the Convention or the protocols thereto.

2 The requesting court or tribunal may seek an advisory opinion only in the context of a case pending before it.

3 The requesting court or tribunal shall give reasons for its request and shall provide the relevant legal and factual background of the pending case.

Article 2

1 A panel of five judges of the Grand Chamber shall decide whether to accept the request for an advisory opinion, having regard to Article 1. The panel shall give reasons for any refusal to accept the request.

2 If the panel accepts the request, the Grand Chamber shall deliver the advisory opinion.

3 The panel and the Grand Chamber, as referred to in the preceding paragraphs, shall include ex officio the judge elected in respect of the High Contracting Party to which the requesting court or tribunal pertains. If there is none or if that judge is unable to sit, a person chosen by the President of the Court from a list submitted in advance by that Party shall sit in the capacity of judge.

Article 3

The Council of Europe Commissioner for Human Rights and the High Contracting Party to  which the requesting court or tribunal pertains shall have the right to submit written comments  and take part in any hearing. The President of the Court may, in the interest of the proper  administration of justice, invite any other High Contracting Party or person also to submit written comments or take part in any hearing.

Article 4

1 Reasons shall be given for advisory opinions.

2 If the advisory opinion does not represent, in whole or in part, the unanimous opinion of the judges, any judge shall be entitled to deliver a separate opinion.

3 Advisory opinions shall be communicated to the requesting court or tribunal and to the High Contracting Party to which that court or tribunal pertains.

4 Advisory opinions shall be published.

Article 5

Advisory opinions shall not be binding.

Article 6

As between the High Contracting Parties the provisions of Articles 1 to 5 of this Protocol shall  be regarded as additional articles to the Convention, and all the provisions of the Convention shall apply accordingly.

Article 7

1 This Protocol shall be open for signature by the High Contracting Parties to the Convention, which may express their consent to be bound by:

a signature without reservation as to ratification, acceptance or approval; or

b signature subject to ratification, acceptance or approval, followed by ratification,  acceptance or approval.

2 The instruments of ratification, acceptance or approval shall be deposited with the Secretary General of the Council of Europe.

Article 8

1 This Protocol shall enter into force on the first day of the month following the expiration of a period of three months after the date on which ten High Contracting Parties to the Convention have expressed their consent to be bound by the Protocol in accordance with the provisions of Article 7.

2 In respect of any High Contracting Party to the Convention which subsequently expresses its consent to be bound by it, the Protocol shall enter into force on the first day of the month following the expiration of a period of three months after the date of the expression of its consent to be bound by the Protocol in accordance with the provisions of Article 7.

Article 9

No reservation may be made under Article 57 of the Convention in respect of the provisions of this Protocol.

Article 10

Each High Contracting Party to the Convention shall, at the time of signature or when  depositing its instrument of ratification, acceptance or approval, by means of a declaration  addressed to the Secretary General of the Council of Europe, indicate the courts or tribunals  that it designates for the purposes of Article 1, paragraph 1, of this Protocol. This declaration  may be modified at any later date and in the same manner.

Article 11

The Secretary General of the Council of Europe shall notify the member States of the Council of Europe and the other High Contracting Parties to the Convention of:

a any signature;

b the deposit of any instrument of ratification, acceptance or approval;

c any date of entry into force of this Protocol in accordance with Article 8;

d any declaration made in accordance with Article 10; and

e any other act, notification or communication relating to this Protocol.

In witness whereof the undersigned, being duly authorised thereto, have signed this Protocol.

Done at [Strasbourg], this [2nd day of October 2013], in English and French, both texts being  equally authentic, in a single copy which shall be deposited in the archives of the Council of  Europe. The Secretary General of the Council of Europe shall transmit certified copies to each  member State of the Council of Europe and to the other High Contracting Parties to the Convention.

   
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